Coprifuoco d’autunno… privazione o occasione?

Categoria :Pensieri sparsi
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Data :24 Ottobre 2020

24 ottobre 2020, mattino.

Lockdown o coprifuoco: due facce della stessa medaglia. Si percepisce una rinnovata sofferenza per queste scelte che calano ancora sulle nostre teste, che sembrano piombare la nostra libertà di movimento e che rischiano di interrompere o tagliare relazioni, ormai da tempo sempre più fragili e precarie. Una fatica tangibile ad accettare regole? Una propensione ad infrangerle per superiorità o leggerezza?

Stamattina, tra le prime nebbie autunnali, camminavo per le strade di Treviglio, con un piglio di gioia in cuore. Felice di passeggiare in mezzo alla non troppa gente, guardavo non di certo per terra e neppure sullo schermo dello smartphone. Guardavo ad altezza di volti, in cerca di occhi per dire: “Buongiorno!” da dietro la mascherina. “Ci conosciamo?”. Presumibilmente no. Ma è tanto bello ricevere un semplice saluto e poterlo ricambiare anche in paese o in città, come fossimo su un sentiero di montagna. Carpivo discorsi tra i passanti e nei piccoli crocchi di persone: l’argomento è questo e il medesimo sulla bocca di tutti. Rigorosamente dietro le mascherine.

Coprifuoco d’autunno: privazione o occasione dunque? Ad essere sincero, proverei piuttosto a scorgervi un’occasione. Abbiamo da tempo abusato dei nostri incontri. Così frequenti che ci siamo permessi di eliminare convenevoli e saluti. Ci siamo visti perfino troppo e ovunque, in presenza o virtualmente. E sempre più incapaci a rimanere soli per paura di trovarci unicamente in compagnia di noi stessi.

Non disdegno la solitudine. Ho imparato, negli anni, a star bene con me stesso per cercare di stare meglio anche in presenza degli altri. Tuttavia so benissimo che il cristiano non è un solitario. Un cristiano da solo è già di per sé in pericolo, ma questa rarefazione dei nostri contatti e questa diminuzione imposta ai nostri incontri, potrebbe probabilmente impreziosire quelli futuri. Meno superficialità e più profondità nel dialogare. Meno finzione e più sincerità. Meno futilità e più essenzialità. Salutarsi con il piacere di quando si incontra una persona per la prima volta;  con la gioia di quando ci si rivede dopo parecchio tempo e perfino con il legittimo dubbio che potrebbe anche trattarsi dell’ultimo saluto… almeno qui sulla Terra. 


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