Incatenare non è la soluzione

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Data :31 Gennaio 2022

Riprendiamo la lettura settimanale del Vangelo di Marco. Iniziamo oggi il capitolo quinto. S’era rimasti alla quiete ritrovata dopo la tempesta sul lago. Una tempesta non solo esteriore durante quella traversata ma anche un susseguirsi di domande in un dialogo serrato tra discepoli impauriti e Gesù che non perde per nulla la calma: «Maestro, non ti importa che siamo perduti?» chiedono i discepoli. «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» chiede il Signore. E alla fine, calmate le acque, rimane nel cuore dei presenti una domanda: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Lo scampato pericolo, la quiete ritrovata, sono lo sfondo di questo nuovo scenario dall’altra parte del lago, oltre i confini, in terra straniera. Sebbene siamo giunti a terra, la scena si fa nuovamente agitata. Ora non sono più forze naturali come vento e acqua a farsi minacciosi contro Gesù e i discepoli.  Ora è un uomo posseduto da uno spirito impuro ad agitare nuovamente la scena. La descrizione della condizione di questo posseduto rende alquanto l’idea del tormento e dell’esclusione che vive.

Nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. L’evangelista Marco sottolinea subito i numerosi e vani tentati per sedare quella forza ostile e contraria all’uomo, quella forza che porta l’uomo stesso ad auto lapidarsi. E si dice chiaramente che nessuno era riuscito né a domarlo né a tenerlo quantomeno legato. Della serie: le abbiamo provate tutte!

Ma il racconto prosegue descrivendoci un nuovo tentativo che – guarda caso – è quell’unica cosa che nessuno aveva pensato di fare e che solo a Gesù passa per la mente. A fronte della paura che poteva fare quell’uomo posseduto, c’è sempre questa tranquillità di Gesù. Gli era molto chiara la sua missione così come gli era chiara la volontà di Dio. Una chiarezza che veniva dalla fede del suo popolo: che Dio fosse il liberatore è fede per Israele fin dai tempi della pasqua dell’Esodo. E ogni Pasqua serviva per ricordare questa liberazione. Ogni gesto doveva avere il sapore di quella liberazione.

C’è sempre la scusante della terra straniera: che cosa ne sanno di Pasqua e di liberazione in quella terra di pagani? Ragion di più per non perdere l’occasione di annunciare anche oltre confine che ogni uomo va liberato dal male, al di là di appartenenze religiose e di confini geografici. Non a caso quel passaggio all’altra riva. Anche la fede – paradossalmente – potrebbe mettere dei confini e relegare alcuni fuori da quella liberazione che è offerta invece ad ogni uomo. 

Gesù non tenta di incatenare quell’uomo posseduto né lo relega tra le tombe come fosse un morto. Con la Parola Egli attira a sé quell’uomo. Sarà lo spirito impuro – Legione – a volersene poi andare. Ascoltiamo attentamente questo dialogo tra Gesù e l’uomo poi guardate al rallentatore la scena. Quest’uomo è vagliato alla Luce della parola di Gesù e attraverso una serie di domande si giunge a conoscere il nome stesso di quello spirito impuro, per salvare l’uomo.

Incatenare dunque non mai è la soluzione dei problemi e Gesù non solo lo libera ma neppure permette che quell’uomo – per un debito di riconoscenza – rimanga legato a Lui. Lo rimanderà piuttosto come segno per coloro che lo avevano escluso tenendolo lontano. Non è con Gesù che quest’uomo deve avere un legame ma con coloro che non riuscivano a trattare con lui se non per quei molteplici tentativi di incatenamento, tutti falliti. 

Legione è la somma degli spiriti impuri che ciascuno esorcizza da sé gettandoli sempre su un capro espiatorio. Non è un caso che la vera liberazione dal Male spinge lo spirito impuro ad andarsene non più verso altre persone ma piuttosto in una mandria di porci al pascolo. Non serve liberarsi dai propri demoni o dai propri spiriti impuri semplicemente gettandoli addosso ad un altra persona. 

Giora Feidman – Come in Peace

Vento del suo Spirito, 
che soffi dove vuoi,
libero e liberatore;
vincitore della legge,
del peccato e della morte:
vieni!
Vento del suo Spirito
che ti impadronisti di Gesù
per inviarlo ad annunciare
la buona notizia ai poveri
e la libertà ai prigionieri:
vieni!

Dal Vangelo secondo Marco (5,1-20)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Non credere alle lontananze,
sono tutti a un soffio da te,
ma non sanno come raggiungerti.

(Franco Arminio, Studi sull’amore, Einaudi, 2022)


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Piccoli Pensieri (2)

Savina

Devo essere sincera.
Quando il racconto Evangelico riguarda esplicitamente e con dettagli il segno/miracolo di Gesù verso le persone possedute da spiriti maligni mi prende una paura senz’altro irrazionale, complici alcuni racconti di due mie zie che, anni fa, si erano recate da un frate esorcista, assistendo a scene inquietanti e turbolenti.
Ma Gesù ha dalla sua parte lo Spirito che gli permette di liberare queste povere persone.
Solo che quello che oggi ha colpito la mia attenzione (anche se il brano l’ho ascoltato tante volte) è l’atteggiamento dei compaesani di questo uomo che non si rallegrano per aver ritrovato sano e salvo e non più aggressivo uno di loro e di poter riprendere una vita serena ma si arrabbiano per la perdita dei porci, una grande perdita economica.
È così che Gesù gli dà la missione di raccontare come lui adesso si senta un altro, come tornato in vita.
E torno col pensiero ai nostri giorni dove, per tante tante persone possedute dai demoni delle malattie psichiche, non ci siano risorse per aiutarli a guarire, così che si antepone l’impegno economico al bene che potrebbero raggiungere.
Scusatemi, ma io ho visto quanta vera sofferenza c’è in queste persone, ho provato grande impotenza e un pugno nello stomaco…
Solo poi, che il Signore mi perdoni, arrabbiarmi di brutto con chi potrebbe disporre di risorse e non lo fa, perché tutto ricade sotto il profilo economico…
Scusate lo sfogo, beati gli ammalati di questo tipo al tempo di Gesù, riportati ad una nuova vita.

31 Gennaio 2022
Sr.Regina

Vincere il male con il bene, quanto è difficile a volte… Per Gesù è l’unica strada per donarci pace e salvezza. Oggi ci aiuta anche S.Giovanni Bosco il quale diceva che è più efficace una parola di comprensione che un duro rimprovero…Lo Spirito Santo ci dia la forza di resistere al male compiendo il bene nei pensieri, nelle Parole, nei gesti quotidiani.

31 Gennaio 2022

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