La gioia: sua e nostra

Spirito santo,
amore del Padre e del Figlio,
donaci la più grande delle gioie:
i medesimi pensieri,
lo stesso amore,
un’anima sola. 
Amen.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-11)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

La gioia non è un sentimento che sta necessariamente racchiuso in un sorriso. Nei Vangeli non ci sono risate o sorrisi di Gesù eppure un versetto del vangelo di oggi attesta che Gesù era abitato dalla gioia, una gioia che sembra quasi materializzarsi per il fatto che egli la sente sua. Egli non possedeva nulla ma quanto alla gioia non esita a dire che è sua. Di che gioia si tratta dunque?

Si è gioiosi dalla nascita per indole oe temperamento oppure alla gioia si può aspirare e si può tendere? Nell’arco dell’esistenza riusciamo a riconoscere attimi in cui la gioia sembra smarrita o possiamo sentirci da essa raggiunti così da sentire crescere in noi l’aspirazione ad una vita felice, gioiosa. Ma forse, più che misurare il grado di gioia di cui possiamo godere è più urgente ricordarci che il Vangelo è una notizia buona, gioiosa. Credere e convertirsi al Vangelo è pertanto orientare anzitutto la propria vita a questa buona notizia. Se si può anelare alla gioia è bene sapere che questa ricerca può muovere i suoi passi  seguendo le parole stesse del Vangelo. Quanto è detto nei Vangeli e quanto da essi ci viene raccontato e riferito è indubbiamente per la nostra gioia. 

Il Vangelo non è un programma di evangelizzazione, una campagna di propagandistica. Il Vangelo – lo dice apertamente Gesù – è prima di tutto perché la sua gioia sia in noi e la nostra gioia sia piena. Nelle ultime ore della sua vita terrena, prima di essere separato dai suoi che ha chiamato amici, Gesù rivela il senso di ogni sua parola e della sua venuta: condividere la gioia, una gioia che – riporterà Giovanni poco più in là – nessuno potrà rapirci (Gv 16,22).

Precedono alle parole che parlano della sua gioia altre parole nelle quali si parla della relazione tra Padre e Figlio e tra il Figlio e i suoi fratelli, i suoi discepoli. Ci invita a rimanere nel suo amore. Ci invita cioè a rimanere in relazione con l’altro. Non c’è dunque gioia che si possa conquistare da soli ed è per questo che la sua gioia non può essere rapita da alcuno perché la gioia si colloca proprio al centro, nel mezzo tra due o più.  La gioia è tale quando abita lo spazio della condivisione, quando sappiamo rimanere in quelle relazioni che sono tessute perché una gioia personale possa essere anche gioia condivisibile, senza che vi sia impoverimento o sottrazione.

Forse confondiamo spesso la gioia con l’assenza di sofferenze o di fatiche, sicché la preghiera può anzitutto formularsi come una richiesta di non soffrire. Improvvisamente si scopre che, nella sofferenza, si può comunque sentire l’amore e l’affetto altrui. Mentre Gesù parla di gioia, Egli non è lontano dal calice amaro che dovrà bere, eppure invita i suoi ad assaporare la sua gioia proprio riscoprendosi in relazione… una corrente profonda che muove l’esistenza e la rende intensa, qualsiasi cosa accada. La gioia trova così il suo posto laddove creiamo uno spazio per ogni essere che ci raggiunga e lo riconosciamo come un inviato dal Padre. Così doveva rivelarsi Gesù stesso a coloro che lo hanno accolto. «A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio» scriveva Giovanni nel prologo di questo medesimo vangelo (Gv 1,12).

… per questo siamo stanchi,
per questo siamo tristi:
le nostre mani hanno costruito le sbarre di prigioni,
ove sono uomini senza più speranza.
Le nostre mani hanno imbavagliato le bocche
che parlavano liberamente.
Le nostre mani hanno lacerato la dignità,
piegato la schiena di tanti nostri fratelli.
Le nostre mani hanno messo in catene tanti popoli,
le nostre mani ancora torturano, 
uccidono e devastano.
Tu sei venuto in mezzo a noi:
la Tua presenza è nella Parola,
nei Sacramenti e nell’unione dei cuori.
Sei venuto in mezzo a noi,
perché vivessimo la tua vita,
ci amassimo del tuo amore.
Sei venuto in mezzo a noi,
perché rimedissimo le anfore vuote,
e inebriassimo di amore gli esseri col tuo vino.
Sei venuto in mezzo a noi,
perché avvolgessimo la terra di canto
e di gioia.


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Piccoli Pensieri (3)

Dania

Un cristiano potrebbe risplendere della Luce di Cristo, di vita, di pace e di gioia se nutrendosi di Lui e della Sua Parola trova la vera fonte di gioia.
“RiconoscerTi allo spezzare il pane,che gioia che gioia Signore…”, quante volte vivendo quel momento speciale della consacrazione rivediamo Lui che si dona a tutti e a ciascuno? Fa’, oh Signore, che nutrendoci di Te, la nostra vita sia sempre più gioiosa, perché abitata da Te; nel nostro niente e nei nostri silenzi accogliamo “un grande Mistero, venuto a vivere dentro di noi”.
Non in me ma in noi perché la buona notizia e la grande speranza sta proprio in un “noi”!

19 Maggio 2022
Cinzia

“la vostra gioia sia piena”
sia abitata.
Abitata da Te

????Santa Maria,
Tempio dello Spirito Santo,
prega per noi

Dall’agenda di Romena:
“Chiediamo al Signore, per ognuno di noi, occhi che sanno vedere oltre l’apparenza; orecchie che sanno ascoltare grida, sussurri e anche silenzi; mani che sanno sostenere, abbracciare, curare.” (Papa Francesco)

19 Maggio 2022
Pat

Ringrazio Dio per la gioia di cui ha arricchito la mia vita. E, se mi guardo indietro, i momenti di gioia vera sono stati quelli di condivisione con le persone che amavo. Credo che non si possa essere gioiosi da soli. Anche in quella mattina che non dimenticherò mai, quando stesa in un prato, impotente, mi abbandonai a quella che pareva la volontà di Dio, rinunciando ai miei progetti, a quella che avevo scelto come la mia strada, provai gioia e mi sentii in comunione con Lui.

19 Maggio 2022

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