Punto di ritrovo

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Data :1 Settembre 2021

C’è nel Vangelo di Luca e nel libro degli Atti degli Apostoli un’idea di fondo, che pare un’implicita critica costruttiva ad un senso religioso che andava deformandosi. Basterebbe leggere il brano dell’annunciazione a Zaccaria, il padre del grande Giovanni Battista (Lc 1, 5-22). Egli, sacerdote presso il tempio di Gerusalemme, nel momento in cui era di turno per l’offerta dell’incenso riceve l’annuncio di una nascita insperata. Ma il racconto parla della sua incredulità. Come può non credere colui che era sacerdote del Tempio?

Così pure nella sinagoghe di Nazaret, luogo dove si ascolta e si medita la Parola di Dio, Gesù trova ostilità e sdegno quando ci si aspetterebbe tutto il contrario in un luogo di puro ascolto. Nella sinagoga di Cafarnao, come ascoltavamo ieri, è presente un uomo posseduto da uno spirito impuro che grida contro Gesù stesso accusandolo di essere venuto per rovinare più che per fare del bene. L’uomo posseduto dallo spirito impuro sembra manifestare di non saper più distinguere ciò che è bene da ciò che è male: essere posseduti da spiriti impuri non era certamente un fatto giudicato positivamente ma non riconoscere la presenza benefica di Gesù e prenderlo per colui che porta rovina, pare essere proprio un controsenso.

In qualche modo, per così dire, Gesù pare proprio mandare in rovina lo spirito impuro perché non lo lascia più scorrazzare liberamente nel cuore e nella casa di una persona. Liberando l’uomo da spiriti impuri e da malattie, Gesù riconsegna allo Spirito di Dio la sua casa migliore, il luogo che nemmeno i cieli dei cieli – per dirla con le parole di Chiara d’Assisi – possono contenere: il cuore dell’uomo che diventa così sua dimora e soggiorno. 

Il Vangelo di Luca sembra metterci subito in guardia dal credere semplicisticamente che Tempio e Sinagoga siano i luoghi che possono garantire con certezza l’incontro con ciò che il Signore vorrebbe dire all’uomo. Sappiamo bene quanto attorno alla parola «tempio» fosse facile fraintendere. Per Gesù il suo corpo era tempio dove adorare Dio. Per tutti i suoi oppositore il tempio era fatto di belle pietre e doni votivi che lo impreziosivano per distinguerlo dalle case comuni della povera gente. 

Luca, scrivendo il suo Vangelo, accompagna così il suo lettore sempre più lontano dal Tempio e fuori da ogni Sinagoga. C’è sempre un’umanità sofferente e tormentata a pochi passi da tutti i luoghi di culto. È un tratto comune. Non ci sono distinzioni tra sofferenti di questa o quella terra, di questa o quella religione. Soffre la suocera di Pietro come soffrono tutti gli ammalati nelle altre città che vengono portati a lui. E ancora si può sentire l’eco delle parole tratte dalla lettera di Giacomo che ascoltavamo domenica scorsa nella seconda lettura: Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo. (Gc 1,27)

Gesù diventa, per così dire, il punto di incontro, come quei pittogrammi attorno ai quali ci raccogliamo in caso di pericolo. E non è un caso che oltre i miracoli e le guarigioni operate da Gesù, alla fine risuoni sempre la sua parola: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». Gesù ribadisce il senso della sua missione, della sua venuta in mezzo a noi. C’è una buona notizia da ascoltare che da soli non possiamo dirci, che da soli non saremmo nemmeno in grado di ascoltare se un altro non ce la portasse. In quel punto di incontro che è Gesù stesso, l’uomo ammalato ha appuntamento con il Dio a cui importa salvare, curare, guarire, liberare. Per noi sembra un’affermazione tanto ovvia. Non dimentichiamo che, per motivi e principi religiosi, bastava essere posseduti da uno spirito impuro per non potersi accostare più a Dio.

Si capisce solo così la ragione per la quale, dalla sera alla mattina, Gesù era sempre cercato e raggiunto da folle di assetati di giustizia e di misericordia. Proprio come noi quando in pericolo cerchiamo la via di fuga, il punto di raccolta ove metterci in salvo e al sicuro. 

O Dio, tu sei il mio Dio
dall’aurora io ti cerco
il mio essere ha sete di te
a te anela la mia carne
come terra deserta,
arida, senza acqua.
Sul mio letto mi ricordo di te
medito su di te nelle veglie notturne:
sì, sei tu il mio aiuto
esulto all’ombra delle tue ali
il mio essere aderisce a te
la tua destra mi abbraccia e mi sostiene.

(dal salmo 63, 2.7-8)

Dal Vangelo secondo Luca (4,38-44)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Signore Gesù,
noi viviamo sempre più
in un mondo di stranieri.
Lontani dalla loro cultura,
dal loro paese,
dagli amici, dalla famiglia,
e anche dal loro Dio.
E assistiamo anche alla ricerca dolorosa
di un luogo ospitale dove la vita
possa essere vissuta senza timore
e dove si possa trovare
una comunità accogliente.
Ma, Signore Gesù,
la nostra società è sempre più gremita
di persone che temono,
che stanno sulla difensiva,
che sono inclini a guardare l’altro con sospetto,
come un estraneo, come un nemico
che ci toglie il tetto, il pane, il lavoro
che sono nostri.

Ma tu, o Signore,
ci dici – anzi ci comandi –
di considerare e trattare l’altro
come un fratello,
offrendo lo spazio
in cui possa sperimentare la fraternità,
e rivelare a noi
la ricchezza della sua diversità.
Certo, accogliere l’altro è difficile.
Perché, in un ambiente dove si teme,
e ci si guarda con sospetto,
non è facile mantenere il cuore aperto,
libero da paure e diffidenze.

Fa’ che anche noi
ci sentiamo ultimi
accanto agli ultimi,
perché tutti ultimi siam
davanti a te,
e sempre bisognosi e dipendenti
gli uni dagli altri.

(don Paolo Michelini)


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Piccoli Pensieri (1)

Stefania

Sappiamo Gesù che Tu sei ovunque ed in ciascuno di noi.
Ci sono luoghi in cui si avverte la Tua presenza in modo particolare, ed è dove ci raduniamo nel Tuo nome e celebriamo la Tua Eucaristia.

Ma non è importante il luogo, perché Tu sei ovunque e ovunque ci sei.

Dobbiamo solo renderci conto che la Tua presenza va percepita dentro il mistero della Fede e credere è sentirti vivo dentro il cuore esultante.

Quando intuisco che ci sei, dentro il mio cuore, mi sento al sicuro e piena di vita.
Ed è meraviglia!

Aiutami Gesù a sentire ed apprezzare la Tua presenza sempre e ovunque e a testimoniare il senso dell’Amore che ci hai donato.

1 Settembre 2021

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