Sotto il nostro tetto

(Gen 18,1-15 / Lc 1 / Mt 8,5-17)
Il lebbroso, il servo del centurione e la suocera di Pietro sono i primi ai quali rivolse le sue cure. Un trittico di guarigioni che Matteo racconta di seguito al «discorso della montagna» come fossero indizi che fanno prova, a conferma di ciò che Gesù è venuto a compiere: caricarsi dei nostri dolori e delle nostre infermità. Può succedere che si ceda alla rassegnazione e ci si ponga nella vita in questa infelice postura. E Lui, dall’alto di quella collina sembrava averli visti già tutti. E tutti aveva detto: Beati. Invitandoli cioè a rialzarsi, a risollevare il capo perché la liberazione ora era davvero più vicina (Lc 21,28).
Non sono i grandi sconvolgimenti del mondo che ci muovono, che ci spingono a chiedere aiuto ma quel fastidio, quel dolore, quel problema che ci cade addosso nella nostra singolare unicità. E quando il dolore diventa un tuo dolore allora è il mondo intero che ti crolla addosso. Come una tegola dal tetto.
Il centurione sa bene cosa sia il potere. Potere è volere il bene altrui. Quel servo malato, uno dei cento che sottostavano agli ordini del centurione, è per lui esattamente la pecora perduta. E non vuole perderla. Così, di fronte al suo potere ora limitato, non può far altro che chiedere aiuto chiamando proprio Colui che è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto. E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. Quella malattia fu per lui come una tegola in testa di un tetto sotto il quale ci si sente più degni di nulla. Questo può far succedere la malattia: essa può gettare in un presunto stato di indegnità.
Gesù stesso rimase sorpreso da quell’incontro con il centurione, facendo pubblico elogio di una fede così grande. Le trovi sulla strada certe persone che non hai mai visto nei luoghi di culto, che non gravitano nei circuiti canonici. È li che ti accorgi che la fede è un dono e a quel dono ci hanno fatto caso, prendendolo sul serio.
Questi tre malati (se comprendiamo anche il lebbroso nel vangelo di ieri) e tutti quelli che poi verranno portati in quel giorno davanti a quel divino consolatore, non avevano affatto considerato che quella miseria potesse essere quella strada stretta – un sentiero che mai sceglieremmo – che Gesù stesso stava già percorrendo per restitutrici alla Vita.
Dio dei primi e degli ultimi,
Dio di tutte le creature,
Signore di tutti i nati,
Signore che desti i dormienti e svegli gli assonati,
fai vivere i morti e guarisce gli ammalati,
apri gli occhi ai cechi e raddrizzi i curvati,
fai parlare i muti e sveli le cose nascoste:
Te soltanto noi ringraziamo.
Dal Vangelo secondo Matteo (8,5-17)
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie”.
I giorni sono brevi
e le nottate lunghe.
Il fuoco si spegne nel camino:
Le castagne si sono fatte nere,
il letto gelido e deserto.
Dacci, Signore, il tuo mantello!
(Adriana Zarri)
