Uscire per chiedere

Giovedì della prima settimana di Quaresima (Est 4,17k-u / Sal 137 / Mt 7,7-12)
Questa notte non è più notte davanti a Te,
il buio come Luce risplende.
Dal Vangelo secondo Matteo (7,7-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».
Ritorno volentieri sull’immagine di ieri e più volentieri passeggio tra i campi: mi da gioia e pace vedere l’uomo che torna a lavorare la terra dopo l’inverno. Le giornate si sono allungate parecchio e si sfrutta tutta la luce solare. Da lontano ci si saluta, con un cenno della mano. Se dovesse capitarmi che un mezzo agricolo mi passi accanto, mi son detto che non esiterò a ringraziare per quel lavoro, un’opera d’arte e di carità che fa più bella la terra. È fatica – certo – ed io la percepisco appena. Mi accorgo, rientrato a casa, che ora ci si riempie di polvere camminando su sentieri appena battuti.
Mentre cammino chiedo una stagione favorevole. Per chi lavora anzitutto e per chi si foraggerà di quanto sarà seminato e infine per l’uomo che – lui pure – dalla terra trae il suo nutrimento. Chiedo. Chiedo con fiducia perché so che ci sarà dato. Viene spontaneo chiedere che ogni cosa vada bene quando si vede la fatica dell’uomo. Nella mente si alternano queste immagini di vita nei dintorni di casa con altre immagini, quelle di altri uomini costretti ad imbracciare armi nella campagna ancora innevata e chiedo. Vedo mani di donne e bambini che preparano bombe o costruiscono reti per camuffare mezzi da guerra. Mani che vorrebbero piuttosto tornare a cucinare, ad affaccendarsi per le cose di casa, in mezzo a bambini che giocano spensierati. Chiedo anche per loro. Chiedo ciò che tutti stiamo chiedendo: la fine del conflitto, gli accordi… la pace.
Basta davvero guardarsi attorno per comprendere quanto ancora possiamo chiedere. Così scopro che la preghiera è davvero un cammino che ci porta a percorrere le strade dove l’uomo vive. Comprendo che costeggiare la vita faticosa dell’uomo e farsene carico nella preghiera è qualcosa che possiamo fare, con tutta la fiducia necessaria. È chiaro che anche Dio abbia buoni propositi per la Terra. È chiaro che Lui pure è all’opera per donarci ciò di cui abbiamo bisogno. Si tratta davvero di sintonizzare la nostra mente, il nostro cuore con il Bene che appartiene a Dio, con il Bene che è Dio. Ed egli non potrà che donarcelo perché è proprio di Dio.
Bussate e vi sarà aperto, ci è detto. E subito penso a Lui pure che sta alla porta e bussa (Ap 3,30). C’è questa somiglianza tra noi e il Figlio di Dio: anche noi, come Lui, possiamo stare davanti alla porta e bussare. In attesa che qualcuno apra. A volte qualcuno mi ha confidato di sentirsi ingrato davanti a Dio perché non ci si può rivolgere a Lui solo chiedendo, solo bussando… solo nel momento del bisogno. Eppure è il Vangelo stesso che ci invita a farlo e dunque – direi a questi amici – non esitiamo a chiedere, a bussare perché questo esercizio affina la consapevolezza di sentirsi bisognosi, di scoprirsi precari e fragili. Questo esercizio affina l’arte di aprirsi, l’arte di imparare a nostra volta a donare esattamente ciò che viene chiesto.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
Anche il passero trova la casa,
la rondine il nido,
dove porre i suoi piccoli
(salmo 83,3-4)
BATTERE E RIBATTERE DI CUORE
E sono a pregarti
che anche il mio core
si sporga e si ritragga
dolce danza
come sfrigolio leggero
di fiamma davanti al tuo volto.
E ancora a pregare che tu senta
battere e ribattere veloce
questo cuore
come quando la mano
ode il pulsare di un passero
che spaurito
ha trovato
nel tuo corpo
estremo rifugio
(Angelo Casati, E non avere occhi spenti)

…..E!anche noi cerchiamo la mano di Dio e trovatala in lui ci rifugiamo i nostri pensieri si ritirano e lasciano spazio a quel silenzio che è sinonimo di pace, le nostre paure si dileguano ed il nostro cuore ritrova il giusto ritmo. La speranza si rafforza, guarda lontano e vede la pace, vede dei fratelli: i figli di Dio.
“Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra. (Is 2,4)”
Allora io busserò, cercherò, chiederò con forza e insistenza che le azioni descritte nelle parole del profeta Isaia vengano declinate tutte al tempo presente:
— spezzeranno diventi spezzano
— faranno diventi fanno
— alzerà diventi alza
— impareranno diventi imparano
Sembra un esercizio di grammatica, se non fosse drammaticamente e urgentemente necessario.
Sarò insistente come quella vedova che continuava a chiedere udienza al giudice insensibile e indifferente, o come quell’uomo che continuava a bussare alla porta dell’amico anche se era mezzanotte.
Come si dice, “chi la dura la vince”
Allora sì che la cura della nostra terra, il nostro Paradiso terrestre, attraverso il lavoro, avrà un altro sapore e dalla terra, si passerà naturalmente alla cura dei fratelli.
Uniti in un solo grido : Pace…,un dono così grande che ci ha unito ancora di più nella preghiera e nella carità vera e solidale verso i nostri fratelli e sorelle.Anche i bambini più piccoli hanno sentito fremiti di guerra e cercano protezione in noi grandi.
Signore ci affidiamo a te come un bambino che attende protezione..
Se sapere di non sapere è il primo passo per imparare, per andare oltre se stessi, allo stesso modo chiedere aiuto implica la necessaria presa di coscienza di non bastare a sé stessi, di aver bisogno di un altro, oltre a sé, per poter fare meglio. “Chi fa da sè fa per tre”, si suol dire, a ricordare che, per farsi aiutare come si deve, è necessario farsi capire, far capire di cosa si ha bisogno. È necessario un dialogo, una relazione che, in quanto tale, implica la messa in gioco su entrambi i fronti… C’è da costruire insieme e non è facile, vero, ma quando ci si riesce poi si ha guadagnato una bella squadra di lavoro, e tutti hanno imparato qualcosa in più. È un esercizio faticoso, ma virtuoso! Pensa che bello se ciascuno ci si mettesse un po’ a farlo… Io credo non ci vorrebbe molto perché tutti ce ne guadagnino.
Chiedo in continuazione, in realtà, ma non mi sembra di sbagliare. Io chiedo a Gesù. Gesù chiede a Suo Padre. E amo questo giudizio: “Il cuore dell’uomo mendicante del cuore di Cristo e il cuore di Cristo mendicante del cuore dell’uomo”